PERICOLOSITA' DA SOTTRAZIONE  [06.08.2010]

“PERICOLOSITÀ DA SOTTRAZIONE”

Il 28 agosto 2009, un documento del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto Mario Negri (a firma Silvano Gallus) sollevava il concetto del “rischio grave per la salute pubblica” dovuto alle cure omeopatiche.

Il 9 ottobre 2009, il collega Silvio Garattini è ulteriormente ritornato sull’argomento “le terapie alternative possono mettere a rischio la vita dei pazienti”.

La più recente notazione di questo genere è – per quello che può interessare- un redazionale del Bollettino ISF (Informazioni Sui Farmaci), n.2 2010 che torna a citare un articolo di Garattini (Lancet, 9.11.2009) ed afferma che “i prodotti omeopatici, checché se ne possa dire dell’assenza di rischi, rappresentano una minaccia per la salute pubblica”.

Sono alcuni anni che concetti di questo genere si ritrovano nella stampa, al punto che si potrebbe credere che essi abbiano un razionale scientifico o siano comunque supportati da evidenze.

Abbiamo pertanto cercato di comprendere di qual tipo di evidenze si potesse trattare.

NON si tratterebbe di una pericolosità intrinseca di tali terapie, dovuta agli effetti iatrogeni dei medicinali adoperati. In effetti, i risultati provenienti dal servizio pubblico di farmacovigilanza ci dicono che, nel loro complesso, tutti i tipi di medicinali prescritti nelle MNC risultano di diversi ordini di grandezza più sicuri di quelli convenzionali. E, fra tali medicinali a basso impatto iatrogeno, quelli adoperati dai medici omeopati sono proprio i meno pericolosi in assoluto, tanto da apparire come i medicinali più sicuri di cui oggi si disponga!

NON si tratterebbe nemmeno di problematiche inerenti a negligenze dei medici omeopati (anche se alcuni dei documenti all’inizio citati potrebbero essere considerati obliquamente allusivi in tal senso). In effetti le (numerose) denuncie per i reati di imperizia e negligenza che hanno, nel corso del tempo, interessato i medici non riguardano i colleghi che praticano l’Omeopatia. Il dato è strano, poiché appare persino inferiore alle stime teoriche di probabilità, e suggerirebbe pertanto un’alta competenza professionale espressa dai medici omeopatici.

Infine, l’affermazione sulla “pericolosità” dell’Omeopatia (e, in generale, delle altre Medicine designate come non-convenzionali) parrebbe voler indicare uno specifico tipo di pericolosità, dovuta al fatto che tali terapie “sottrarrebbero i pazienti alle cure convenzionali indicate per quella patologia”.

Di tale affermazione, tuttavia, non viene fornita alcuna giustificazione. Né sono noti, a riguardo, dati nella letteratura. Abbiamo condotto noi un esame dei lavori scientifici disponibili sul rapporto tra uso di farmaci convenzionali e terapie omeopatiche, ed abbiamo trovato qualche evidenza di una riduzione (non abolizione) dell’uso di farmaci convenzionali soltanto dopo tre anni di trattamento omeopatico efficace. Il che risulterebbe, tra l’altro, un conseguimento utile ed auspicabile della terapia stessa. Non abbiamo trovato studi che dimostrino la “sottrazione” del paziente a cure convenzionali. Né, d’altra parte, conosciamo giustificazioni teoriche in Omeopatia, nè nelle singole MNC, che suggeriscano di sottrarre ad un paziente una sua efficace terapia convenzionale.

Fra gli autori della supposta teoria della “pericolosità da sottrazione” che siamo qui a considerare, vi sono alcuni medici di rilevante autorità scientifica, quali ad esempio il già citato Silvio Garattini o Giuseppe Remuzzi. Nel caso in questione, tuttavia, essi sembrerebbero pronunciarsi abbastanza al di fuori del loro campo di competenza, poiché non sono certo dei medici omeopati. Beh, che dire? Parrebbe doveroso che adducessero almeno delle motivazioni convincenti…

…altrimenti i lettori dei loro articoli (madri di famiglia e altri colleghi) sarebbero naturalmente indotti a prendere le personali opinioni dei suddetti medici per “verità scientifiche”. E, pertanto, tenere fieramente lontani i loro figli e pazienti dalle possibilità terapeutiche dell’Omeopatia anche laddove la farmacologia corrente non riesca ad avere un risultato soddisfacente.

Attenzione. Si tratterebbe, in questo caso, di un comportamento effettivamente rischioso per la salute: una “pericolosità da sottrazione” di una terapia omeopatica possibile. È infatti abbastanza chiaro che non disporre di alternative utili in caso di insuccesso farmacologico espone effettivamente il paziente al rischio dell’evoluzione della patologia (oltre al rischio iatrogeno di una terapia farmacologica inutile). E non si tratta, ben inteso, di casi sporadici, ma di ciò che avviene giornalmente.

Ciro D’Arpa/ Società Italiana di Medicina Omeopatica

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